Facendo una citazione forse inappropriata: “ed ora, per qualcosa di completamente diverso…â€
Ecco a voi la prima intervista di “Into the NeXuSâ€. Ospite odierno mr. Valentino Berto, bassista eccezionale dei “Silenzio è sexy†e “Le cellule dormientiâ€, nonchè amico di lungo corso del sottoscritto.
Insieme a Valentino scopriremo i “Silenzio è Sexyâ€, ripercorreremo la sua carriera artistica e faremo quattro chiacchiere davanti ad una birra virtuale sulla distribuzione commerciale della musica al giorno d’oggi.
Con questa puntata introduco anche una nuova forma di scaletta, spero più chiara della precedente: gli argomenti trattati sono marcati da punti, mentre i brani musicali sono numerati progressivamente.
- Intro
- Rein – Il deserto di Piero
- Intervista – Parte Prima
- Silenzio è sexy – Ci vuole pazienza
- Intervista – Parte Seconda
- Silenzio è sexy – Nostalgia goodbye
Silenzio e’ sexy – Myspace
Le cellule dormienti – Myspace
Valentino Berto – Myspace
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Io ho degli amici che se ne fregano della qualita’ dell’audio e si accontentano di scaricare mp3 (centinaia) che, forse, mai ascolteranno. Io odio avere i CD copiati, a meno che non abbiano una copertina fatta piu’ che bene e adoro i CD originali.
E’ certo che se i CD costassero 5–10 Euro se ne comprerebbero di piu’. Esempio ne e’ il fatto che da quando sono in Olanda compriamo una marea di DVD che si trovano a partire da 2 Euri… chi te lo fa fare di metterti li’ a scaricare un divx per giorni per poi scoprire che e’ un porno, e se non lo e’ per doverti lamentare dell’audio, del video e per doverlo masterizzare… tutto tempo sprecato.
D’altronde mi stupisce che gli artisti non riescano a carpire le possibilita’ che la rete da’ loro. La rete ha completamente surclassato il consolidato commercio della musica dotando gli utenti di formidabili strumenti per “rubare”. Ma d’altro canto gli artisti possono sfruttare la rete a loro favore; ne sono un esempio gli Elio e le storie tese oppure i Nine inch nails che, ognuno a suo modo hanno tentato di sfruttare la rete.
Ciao
Caro Edo, a me quello che fa incazzare e’ che della cifra X che uno spende per comprare un CD solo il 3 o 4 per cento (se va bene) vada all’artista. Io non credo che la catena di produzione e distribuzione valga il 95% del prodotto, non ci credo nemmeno se mi fanno vedere le cifre.
L’altra cosa che mi manda in bestia e’ il continuo cantilenare delle major contro il P2P: se i film e la musica costassero di meno la gente ne comprerebbe di piu’ (infatti nelel cifre globali i supporti fisici sono in calo, ma la distribuzione digitale e’ schizzata alle stelle) e la pirateria non impedisce a questi pezzenti (sono loro i veri pirati) di fare camionate di quattrini con il lavoro altrui (vero soprattutto per la musica, non altrettanto per i film).
Io ho una collezione di centinaia tra DVD e CD originali, ma molti li ho comprati di seconda mano oppure in offerta, perche’ il prezzo al comune mortale era troppo alto.
In Italia poi si sfiora il ridicolo: sul prezzo del CD va aggiunta l’IVA del 20% sul prezzo del CD maggiorato del 20% grazie all’opre pie della SIAE. Quindi comprando un CD/DVD in Italia si spende il 44% in piu’ del prezzo a cui sarebbe venduto. Per quale motivo poi?
Ricordo di quella volta che andai alla SIAE per pagare i diritti per fare una festa con musica: festa privata ad invito in un club. Scoprii allora che indipendentemente da quello che i tuoi altoparlanti trasmettono, tu devi pagare i diritti d’autore: mi spiego meglio, se io prendo il mio microfono e salgo sul palco e rutto in liberta’, beh si, rutto, pago i diritti d’autore agli autori registrati in Italia.
Avranno il copyright sui rutti? No di certo. Poi loro spalmano gli incassi sugli autori iscritti alla SIAE con un metodo tutto loro ( http://www.report.rai.it/R2_popup_articolofoglia/0,7246,243%255E90082,00.html ). Cioe’ per i miei rutti qualche autore guadagna dei soldi…
Leggendo poi le regole della SIAE scritte nella pergamena che mi stavano dando da firmare scoprii lo ius primae filae dell’ispettore SIAE e compagna/o. Cioe’ l’ispettore SIAE che si recasse a teatro per verificare se tutto sia stato fatto in regola (con le regole SIAE) ha il diritto a 2 poltrone tra le migliori del teatro. Penso non sia necessario commentare oltre sennonche’ e’ responsabilita’ dei autori di tentare di rompere con queste regole medievali, in special modo riguardanti la distribuzione della musica… magari unendosi in sindacato?
PS forse vanno riviste le cifre di cui al primo paragrafo…
Finalmente ho la febbra e posso ascoltare un po di pod
bellissimo il brano iniziale.
Finisco di ascoltare
Nooooooo, la febbre no!
Comunque mi sono scordato di dire nel podcast che i Rein mi sembrano un incrocio tra DeAndre, per quanto riguarda i testi (il pezzo ricoda davvero molto Fiume
SaintSand Creek) ed i Negrita dell’ultimo periodo (per cio’ che concerne le sonorita’). Tutto sommato molto piacevoli.Si condivido, l’influenza Faberiana la si percepisce molto.
Ho finito di ascoltare la puntata, tutta di seguito e senza rotture di balle apparte la debolezza.
La mia costatazione, forse amara un po, ma non me ne voglia Valentino, è che in Italia, oggi come oggi, sia per le vecchie generazioni che per quelle nuove, manca ancora una vera cultura net. Ma non in senso generico, ma proprio in senso specifico. Anche io, sia con Marco Bianchi che con Emanuele Bocci, toscano anche lui, ho provato a fare il medesimo discorso che hai fatto tu, come fa anche Matt e fanno altri. Ma è proprio la scarsa conoscienza delle Creative Commons e delle loro grandi potenzialità che manca in Italia. La cosa triste è che manca anche nelle nuove generazioni. Secondo me, gli artisti ancora non hanno capito che non è la vendita dei cd o degli album a fare la differenza, ma sono le loro esibizioni live. Crearsi popolarità tramite la rete per poter vendere meglio il loro prodotto live. Distribuire in CC, a costi irrisori o a zero è un potenziale vantaggio e non uno svilire il proprio lavoro.
Il tuo interlocutore fa riferimento alla presenza di un’etichetta, che se non ho capito male, è nata da poco giusto? ebbene, come fa un nuovo marchio ad insistere per vecchi canali oramai definitivamente in fase di tramonto? Si, si parla di digital Delivery e di nuove forme di distribuzione, ma sempre con l’impronta canonica.
Questo problema è generalizzato in Italia… e mi preoccupa. Almeno io, uno su due sono riuscito a convinverlo ad esplorare il mondo Creative Commons e forse pubblicherà il suo vecchio album in quel modo, ma capisco che molto dipende da coloro che codetengono i diritti, proprio queste etichette che pur essendo giovani e nuove, proprio non ce la fanno a guadare quel metro più in avanti.
Comunque i pezzi sono belli, mi piacerebbe passarli anche a me.
Chiedo a Vale di contattarti.
Mi ha contattato Vale.
Tutto ok…
PS: io faccio un commento di sei km e nessuno se lo inchiappetta?
so soddisfazioni