Come usare in modo utile i soldi per il ponte sullo Stretto.

Sono ormai in Corea da due anni.

So che quando i coreani dicono che sono simili agli italiani non mentono: la Corea e’ terra di corruzione, ubriachi molesti (droga poca, per fortuna), temperamento bollente ed un presidente che fa il mimo di Berlusconi.

Non e’ tutto tale e quale al caro “Bel Paese”, pero’.
I treni funzionano magnificamente, e la dove non arrivano i treni c’e’ sempre un servizio d’autobus. Non solo, anche le poste funzionano!

Ovviamente la crisi ha colpito anche qua, ma quando il presidente ha comunicato che avrebbe voluto far realizzare un canale che attraversasse il paese da est ad ovest, passando proprio in mezzo a Daegu, la gente ha incominciato a ribellarsi (che vogliano lavorare e’ vero, ma non vogliono nemmeno veder deturpato il proprio paese). Il presidente ha cambiato idea: non conosco i dettagli sul progetto attuale, ma sembra che sia stato ridimensionato in un regolamentazione delle acque fluviali.

In Italia no. Gli ingegneri di tutto il mondo ci ridono dietro, ma noi (e mi ci metto anche io, visto che ancora sono italiano) dobbiamo andare avanti con il “ponte sullo Stretto”. Opera tanto titanica quanto inutile (non ci sono strade decenti ai due estremi) ed ad altissimo rischio (terremoti, la parola da sola dovrebbe scatenarne uno nell’opinione pubblica). Tutto perche’ un nanetto vecchio e porcello, con le mani in pasta nell’edilizia un po’ piu’ di altri (anche di sinistra), ha deciso che si fa cosi’. Fregandosene dell’opinione pubblica nazionale ed internazionale (se non sei d’accordo con lui ti bolla come comunista e si rifiuta di rispondere alle domande).

Allora ve la faccio io una bella proposta su come impiegare quei soldi, e la faccio in modo che non mi si possa dire” “Ma senno’ che si fa, si sta con le mani in mano?”.
No.
Si lavora.
Tutti.

Ed ecco come. Il progetto prevede la totale ristrutturazione dell’impianto ferroviario italiano. Ovunque deve essere presente almeno la doppia linea, laddove piu’ necessario (e ovviamente sto pensando al tratto appenninico) dovra’ anche essere presente una linea merci dedicata. In questo modo non solo si impieghera’ forza lavoro per la realizzazione dell’opera, ma si fara’ in modo di liberare le strade dalla maggior parte del traffico merci, rendendole piu’ sicure.

E i camionisti? Beh, i camionisti faranno lo stesso lavoro, ma invece di farsi 24 ore filate per portare i pomodori da Pachino a Milano con un bisonte da non so quante tonnellate, si faranno tratte brevi (consegne locali) con mezzi molto piu’ leggeri, meno costosi e piu’ “facili” da guidare. Magari, chissa’, si finisce pure per favorire la concorrenza tramite la fondazione di aziende di trasporto e consegna locali.

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12 Responses to Come usare in modo utile i soldi per il ponte sullo Stretto.

  1. sardauker says:

    Ottimista. Io avrei altri modi per incrementare il lavoro e il PIL. ma poi dico “zappare” e tutti mi danno del qualunuista.

    Comunque IBS dovrebbe poterti spedire “questo ponte s’ha da fare” di un Cruciani che adoravo anche prima, che è più documentato, imparziale e obiettivo di me.

    e se no quando torni te lo presto ;)

  2. NeXuS says:

    Ok ok, lo so anche io che la storia del ponte e’ vecchia e che Berlusconi e’ solo l’ultimo di una lunga fila. Ma proprio perche’ e’ lui: grande imprenditore, fatto da solo e unto dal signore (parole sue), perche’ non trova un modo migliore di spendere i soldi pubblici anziche’ appaltare quel cazzo di opera ridicola?

  3. NeXuS says:

    Comunque le ragioni che mi vedono contrario al ponte sono piu’ di carattere tecnico che economico.

    E’ un’opera che minaccia di crollare ancora prima di essere finita.

  4. jp says:

    Non ricordo quando ma ho sentito una trasmissione radiofonica qualche anno fa in cui ipotizzavano, a ponte realizzato, di un massimo di 100 giorni all’anno di chiusura dello stesso a causa di un forte vento laterale che renderebbe pericolosa la traversata di auto e camion.

    Se anche si trattasse di una balla, la zona è sismica (Messina distrutta anni e anni orsono docet => http://it.wikipedia.org/wiki/Terremoto_di_Messina) e direi che è un bel rischio.

    Realizzereste un’opera da miliardi di euro sapendo che può arrivare una scossa di terremoto e distruggerla? (Supponendo di avere un nuovo succulento appalto per l’eventuale ricostruzione, forse sì…)

    Nulla di trascendentale, sia ben chiaro, ma penso che con i soldi del ponte le due regioni interessate potrebbero ottenere miglioramenti infrastrutturali di pari o superiore valore per le popolazioni coinvolte.

    Diciamo le cose come stanno: il ponte non l’unica opera-occasione possibile per migliorare le cose e creare molti posti di lavoro in zona.

    Non vorrei che fosse solamente l’ennesimo pagamento (arretrato) di un qualche debito elettorale. In chiave bipartisan, ovviamente.

    Ciau!

  5. sardauker says:

    Eh, se si badasse al rischio sismico in Italia non si dovrebbe costruire più niente, e in Giappone camminerebbero a quattro zampe per sicurezza.
    No, via, diciamocelo: con gli opportuni criteri, senza la demagogia di un Prodi che nel 1985 lo definiva essenziale e poi è diventato il simbolo della lotta a Berlusconi, questo ponte è fattibile.
    Evitiamo di calarci le brache col discorso mafia, visto che i traghetti -toh, inquinano, anche quelli, e nessuno dice nulla- non credo siano esenti da pressioni inique, e il dire “inevitabilmente” vuol dire che si parte sconfitti. Vi prego, il benaltrismo di cui bloggavo un annetto fa non ci porta da nessuna parte, e sono orgoglioso di averlo ritrovato nel libro di cruciani.

  6. NeXuS says:

    No Sarda’, guarda che non ci capiamo.

    Un conto è tener conto del rischio di sismi e progettare coscientemente, un altro è proporre qualcosa di assolutamente assurdo.

    Mi spiego meglio. In quella zona ci sono tre problemi grossi:
    - il rischio di terremoti
    - la deriva della Sicilia rispetto alla terraferma
    - venti e correnti particolarmente forti

    Questo sono tutte cose che non sono, ad esempio, presenti in situazioni come quella del ponte di Brooklyn (giusto per citare proproi Cruciani da una sua intervista riguardo al libro).

    Prendendo tutte le precauzioni possibili credo che sarebbe già molto difficile costruire un ponte “tradizionale” vista la possibile entità degli stimoli (potrei provare a chiedere a mio nonno che è uno specialista del ferrocemento leggero).
    Quello che non mi va giù è che si debba fare di tutto uno show: un ponte a campata unica, come da progetto “Berlsusconi” (dico così perché l’appalto è del suo governo), è una spesa inutile in fase di progettazione, realizzazione e mette ulteriormente in dubbio la resistenza dell’opera alle sollecitazioni.

    Inoltre non si capisce bene perché l’appalto sia stato assegnato all’Impregilo, impresa che avrebbe dovuto essere esclusa a priori dalla gara, visti i precedenti.

    E proprio parlando di Giappone e ponti, eccoti un paio di linkç

    http://paoblog.wordpress.com/2009/04/20/il-ponte-sullo-stretto-troppo-rischioso/

    http://www.ciao.it/Con_la_P__Opinione_648167

  7. sardauker says:

    La spesa di progettazione è da inizio secolo che ce la stiamo sorbendo. Stiamo pagando pure tre milioni di euro al mese per aver fermato i lavori tra un berlusconi e l’altro. Non ne facciamo un discorso di risparmi, adesso, che si casca male.
    Il rischio di terremoti c’è, come in tutta Italia.
    La deriva della sicilia non credo si veda ad occhio nudo, pertanto gli aggiustamenti saranno graduali o sporadici.
    I venti e le correnti, beh, fanno i ponti sull’oceano e sul mar del nord, noi evidentemente siamo i più imbecilli di tutti.
    Un appalto è un appalto (è un appalto, direbbero gli inglesi) e quindi va a chi si è dimostrato più conveniente anche se più antipatico, A PARITA’ DI SPECIFICHE.
    http://it.answers.yahoo.com/question/index?qid=20080524084123AArtO7i

    Come noterai, il ponte sospeso più lungo del mondo è proprio in Giappone, la cui litosfera è costituita di budino alla vaniglia e nitroglicerina.
    Il cavo previsto a messina è di oltre un metro di diametro (mi pare 1,40), contro i 96 cm del Golden Gate.

    I fatti sono argomenti testardi, lo so, e sono pure d’accordo se mi definisci “rischioso” il ponte. E’ rischioso pure attraversar la strada, però. Vuol dire che io non devo più andare a lavorare, per non farmi stirare?

    Dai, diciamocelo: ormai il ponte è un simbolo di mille idee e preconcetti. Una volta messo da parte il benaltrismo e il disfattismo del “noi non siamo capaci o onesti”, il ponte SI PUO’ fare. Che è diverso da “si deve”. Poi è un discorso di convenienze: fosse per me, soldi per il sud non se ne spenderebbero più, ma è un altro discorso.

  8. NeXuS says:

    No, guarda. Non ci siamo ancora una volta.

    Proprio tu che mi parli di fatti non hai letto i link che ti ho lasciato (http://paoblog.wordpress.com/2009/04/20/il-ponte-sullo-stretto-troppo-rischioso/)

    Il ponte di Akashi-Kaikyo ha una camapta centrale di 2 Km e proprio i Giapponesi hanno optato per questa perché hanno ritenuto infattibile una unica campata più lunga. Tra le mille variabili da tenere in considerazione, infatti, c’è anche il peso stesso dela cavo usato per la sospensione (http://it.answers.yahoo.com/question/index?qid=20090802002207AA4Ef85).

    L’allontanamento della Sicilia dalla Calabria è di circa 1cm l’anno (quindi perfettamente misurabile) e ci sono oscillazioni sull’asse verticale di anche i 1mm (http://www.linkontro.info/index.php?option=com_content&view=article&id=1551:il-terremoto-e-il-ponte-sullo-stretto&catid=42:effetto-terra&Itemid=77).

    Poi c’è il problema della durata prevista dei terremoti: 30 sec. di progetto contro oltre un minuto di terremoto più lungo registrato nella zona.

    Quindi sì: noi siamo i più imbecilli perché ci facciamo prendere in giro dai numeri di Berlusconi (e non è la prima volta che ci prende in giro con i numeri).

    Il ponte, così come è stato progettato, crollerebbe al primo scossone.
    Il ponte si può fare? Sì.
    Vogliamo farlo? Facciamolo, ma come si deve e non all’italiana.

    Riguardo l’Impregilo non è questione di antipatia: dovrebbe esserci una legge che impedisca a qualunque azienda con carichi pendenti nei confronti dello Stato (come è Impregilo per via del caso rifiuti a Napoli) di prendere parte a qualsivoglia appalto pubblico.
    La sicurezza del pubblico viene prima di tutto.

    Poi, riguardo ai traghetti, ai perfettamente ragione. C’è un problema profondo di mafia ed infatti basterebbe risolvere quello per far funzionare le cose molto meglio.

    Io però non mi affiderei certo al Presidente del Consiglio con i legami più forti con la mafia da quando esiste l’Italia per risolvere i problemi ad essa collegati.

  9. sardauker says:

    No, i link li ho letti. il ponte giapponese è del ’91, e quella che non è stata fatta, è la corsia ferroviaria. Ci credo, ci volevan far passare lo shinkansen a 400 all’ora. in vent’anni magari abbiam migliorato qualche materiale, e anche se non fosse suppongo che il NOSTRO carico ferroviario sia meno impegnativo di quello giapponese. E ci metto un “purtroppo”.
    “meglio copiare dai giapponesi” non vuol dire “non si può fare”: vuol dire “meglio se i conti li fanno loro, che son più tignosi”, al limite.
    In ogni caso, invece che in terraferma i piloni sarebbero in mare, con poca differenza per i berci ambientalisti, e a me andrebbe pure bene. Chi se ne frega del record di campata.

    Vedi, Berlusconi può prendere in giro ME, magari tutti quelli che l’han votato. Il ponte però è progettato e in fase di progetto da UN SECOLO. Berlusconi ha le mani lunghe, ma non la macchina del tempo. Sai quanti progettisti non han risentito delle sue balle e han detto “si può fare”?

    “Il ponte crollerebbe al primo scossone” chi l’ha detto? I progettisti che da cent’anni ci mettono faccia e responsabilità?

    Impregilo: grillianamente ed eticamente ti do ragione; economicamente non me ne frega nulla, purchè si faccia quel che s’ha da fare, come ha da esser fatto, al prezzo minore possibile. E il “sine qua non” è la seconda condizione.

  10. NeXuS says:

    No, il ponte e’ del ’91, non e’ stata fatta la corsia ferroviaria ed e’ stato rivisto il progetto da unica campata a tre campate (con centrale di circa 2 km).

    La situazione e’ terribilmente simile a quella dello stretto di Messina.

    Per quanto siano evolute tecniche e materiali c’e’ una cosa che non e’ cambiata: la fisica. Ne’ sono cambiate le condizioni idrogeologiche tra i due punti di approdo (o meglio: la Sicilia si e’ allontanata di un bel po’).

    L’idea di costruire un ponte ce l’avevano avuta pure i Romani, se e’ per questo, ma non significa che il progetto sia lo stesso dell’epoca.
    L’idea moderna c’e da piu’ di un secolo, il progetto di massima da un paio di decenni.

    Tanti progettisti ci avranno pure messo la faccia, ma il piu’ lungo ponte che abbia lo stesso ruolo coperto da quello di messina (3+3 auomobilistiche, 2 ferroviarie) e’ cinese ed ha una camapta di circa un terzo di quella prevista dal progetto.

    E proprio alcuni degli stessi progettisti che dicevano “Si puo’ fare” adesso dicono sarebbe meglio (sarebbe meglio, non “e’ l’unica verita’ assoluta”) seguire il modello giapponese (che non vuol dire farlo uguale): dobbiamo starli a sentire o son dei cretini pure loro?

    “Il ponte crollerebbe al primo scossone” l’ho detto io e me ne assumo tutte le rosponsabilita’ del caso (perdona le esagerazioni, mi infervoro…) : sono convinto che quando ci sono di mezzo la vita di centinaia di persone si debba pensare un po’ di piu’ alla sicurezza ed un po’ meno allo stabilimento di record mondiali. Magari non crollerebbe al primo scossone, ma sarebbe molto piu’ pericoloso di un ponte con una campata centrale piu’ limitata per delle mere questioni di fisica.

    Beh, hai ragione, ci hanno preso in giro tutti. Ritiro il fatto che sia un merito tutto berlusconiano (rimango invece della ferma opionione che sia un bugiardo di prima categoria).

    Rimane il fatto che la situazione nostrana e’ terribilmente simile a quella giapponese e, guarda caso, loro cancellarono la sede ferroviaria in fase di realizzazione (con una campata lunga due terzi ed oscillazioni decisamente inferiori).

    Riguardo gli appalti pubblici mi spiace ti sfugge qualcosa. Tu stesso dici “purchè si faccia quel che s’ha da fare, come ha da esser fatto, al prezzo minore possibile”: beh, perche’ una cosa sia fatta bene io voglio che non ci sia il minimo sospetto su chi dovra’ portarla a termine… w non e’ il caso di Impregilo.
    Non e’ una questione etica, e’ una questione di buon senso, serieta’ e rispetto nei confronti della popolazione.

    Ti domando: tra un tizio che sai aver fatto un sacco di casino con la ristrutturazione dell’appartamento del vicino ed un altro che non ha la minima macchia sulla sua carriera lavorativa, a chi assegneresti la costruzione di casa tua?

  11. sardauker says:

    A quello che me la ristruttura come voglio, a regola d’arte, per meno. Dei casini pregressi non voglio saper nulla, la gente sbaglia e cambia. Paragone sbagliato, sorry. Capisco la tua posizione ma non mi allineo, l’intransigenza all’errore -soprattutto quando si parla di gruppi che ragionano ogni volta con una testa diversa- non fa parte delle mie corde.

    Ok, lo ridico: del record di campata non me ne frega nulla.
    Però vedo che non mi so spiegare, visto che portiamo gli stessi argomenti per due posiioni opposte. Ti chiedo di investire due lire per il libro di Cruciani, che visto il mestiere si spiega meglio di me.

  12. jp says:

    Quello che vorrei capire è l’utilità assoluta del progetto, non il fatto che esista (e certamente esisterà) un modo per creare il Ponte.

    Non mi piace l’idea di creare un’opera pubblica solo per stabilire un record, per pagare debiti elettorali, per creare posti di lavoro per qualche anno (e magari nemmeno fra lavoratori di quelle zone), per tenere l’edilizia locale a galla a nostre spese, per lucrarci&gozzovigliare o per pura propaganda politica, …

    Se non è questo il caso E se l’opera vale davvero i soldi spesi, allora che si faccia.

    Ma se in seguito ci ritrovassimo con il Ponte davvero chiuso 100 giorni su 365 per il vento, se permettete, mi girerebbero non poco gli attributi (e per giunta con spin opposto) visti i dindi in ballo.

    Ciao!

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