Ritorno

N.B.
Arriva, con una settimana di ritardo, almeno una parte del racconto del mio ritorno nelle italiche lande. Ho saputo che proprio nel giorno del mio ritorno (giorno per me piu’ lungo di 7 ore rispetto alle canoniche 24) e’ morto il padre di un caro amico. Condoglianze.

Sabato. 2 del mattino. Notte insonne. La mia coinquilina ha deciso che deve spacchettare tutti i suoi libri, attualmente in una ventina di scatoloni sparsi in giro per la stanza giorno, per fare spazio e potersi aggirare meglio nel nostro piccolo appartamento. Le faccio gentilmente notare che sarebbe il caso che facesse le valigie: l’autobus per Incheon parte dal terminal per bus rapidi di Dongedaegu alle 5.50. Mi dice che non c’e’ problema, che iniziera’ a fare le valigie alle 4. Inizia alle 4.30, ma se non altro gli scatoloni non ci sono piu’.

Corsa fino in strada, ferma il primo taxi (cose bella della Corea: i taxi ci sono ovunque a qualunque ora e, al contrario di quanto scrissi all’inizio, non sono nemmeno cari: mi feci fregare io il primo giorno che arrivai) e vola a Dongdaegu. Arrivati ovviamente non c’e’ piu’ posto sull’autobus. Meno male che le avevo chiesto di prendere i biglietti il giorno prima! Per fortuna (altra cosa bella della Corea sono i trasporti pubblici, frequenti e rapidi), c’e’ un autobus 30 minuti dopo che non ferma a Gumi e quindi arriva a Incheon con soli 10 minuti di ritardo rispetto a quanto preventivato.

Viaggio in autobus licio come l’olio. Dormito per gran parte del tempo.

Arrivati ad Incheon ci mettiamo in fila allo sportello della Aeroflot con i nostri biglietti elettronici in mano. Voleremo su un IL-96, areo a lungo raggio di produzione russa. Facciamo giusto in tempo ad incontrare un amico cinese che sta tornando a casa, pure lui, che dobbiamo dirigerci verso il gate per l’imbarco.

L’IL-96 e’ un aereo molto particolare, diverso negli allestimenti interni dagli aerei di produzione occidentale. La volta del soffitto e’ molto piu’ alta e d prua a poppa corre un condotto di ventilazione che garantisce la fornitura di aria condizionata a tutte le zone passeggeri. Ogni singolo sedile ha nella parte posteriore, oltre al classico tavolino, una bocchetta di ventilazione ed una luce di servizio a led, la seconda molto piu’ funzionale e comoda dei faretti presenti sui vari Airbus o Boeing. Il viaggio, di 9 ore e rotte, procede abbastanza bene: due pasti, qualche pisolata, chiacchiere e “A scene at the sea”, film semi-muto diretto da Takeshi Kitano.

Sosta di un paio d’ore a Sheremetyevo, uno degli aeroporti di Mosca, lo stesso in cui mi fermai all’andata. Ripartenza su di un piccolo Airbus (credo fosse un 320) con pessima scelta di posti: siamo proprio davanti all’uscita di sicurezza e l’intera fila ha i sedili bloccati in posizione eretta… quattro ore d’inferno!

Atterraggio a Fiumicino. Il primo impatto della mia compagna di viaggio con l’italianita’ e’ dei migliori: il poliziotto di frontiera al casottino del controllo passaporti ha tanta voglia di lavorare che non si cura nemmeno di stampigliarle il visto turistico sul passaporto. Di conseguenza perdiamo mezz’ora per trovare l’ufficio competente e farci rilasciare il visto.

Rapido giro a vedere San Pietro illuminata, grazie a mamma e papa’ che sono venuti a prenderci in macchina, sosta per un gelato e poi, spezzati dal lungo volo, dritti a casa dei nonni, in quel dell’Umbria. Qui, giusto per non smentirmi, ne combino una delle mie. Prendo dalle valigie alcune cibarie che ci siamo portati dietro che vanno assolutamente messe in freddo. Apro il basculante del garage e porto dentro le prime cose. Esco. Raccatto su il rimanente e mi giro. Dolore lancinante alla fronte ed all’improvviso non vedo piu’ con l’occhio sinistro: un abbondante flusso di sangue mi sta oscurando la vista. Finisco quello che stavo facendo, torno di sopra e chiamo mio padre. Pronto soccorso. Cinque punti di sutura.

Adesso ho una bella cicatrice a memento della mia sbadataggine (o della eccessiva stanchezza da viaggio).

Tornati dall’ospedale di Amelia, spaghettata aglio, olio e peperoncino insieme ai genitori, con le prime luci dell’alba ad accompagnarci verso il meritato riposo.

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3 Responses to Ritorno

  1. NeXuS says:

    @Chobin: Io si’. Ahia. :D

  2. Dai.. fa tanto sexy cucciolone la cicatrice nel sopracciglio (è lì vero?).
    Un bacino sulla bua e benvenuto in italica terra!

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