Nota: questo post e’ stato scritto circa 10 giorni fa e mai compleatato
Capita, talvolta, di annaspare come se travolti da una improvvisa, straordinaria corrente marina; si viene trascinati giu’, verso il blu sempre piu’ profondo, senza riuscire ad afferrare quella luce sempre piu’ lontana.
Sono seduto ad un tavolo del “7 Monkeys”, uno dei miei rifugii intorno all’universita’: sono le 10 di sera e sorseggio il mio secondo cappucino da quando sono arrivato (saranno state su per giu’ le 7).
Oggi e’ Domenica. Stamattina mi sono svegliato alle 6, per lavarmi e recarmi all’appuntamento settimanale con il volontariato. Ieri sera ho festeggiato il compleanno di Jin, che stamattina era con me, Jaume e Rosie, e che credo sia una delle persone piu’ importanti della mia vita coreana.
Hai sempre creduto di essere forte.
Hai sempre creduto di saper nuotare bene.
Eppure tutto si fa piu’ buio e freddo.
Mi manca il fiato, e non solo per qualche chilo in piu’ rispetto ai 12 che avevo perso con tanto dolore.
So che potrei fare tanto e bene, se solo riuscissi a concentrare le mie energie, ma continuo a disperle, disperdendo cosi’ me stesso, in mille direzioni diverse. Sono uno studente di dottorato (non particolarmente brillante) ed ho anche tre lavori part time. Sono un italiano in Corea ma mi comporto in tutti i modi pensabili, meno che da italiano (sempre che io voglia davvero comportarmi secondo il modello di Italia che traspare all’estero).
L’animo si allunga a dismisura, si fa sottile ed affilato come una lama, ma allo stesso tempo fragile.
Ed ogni colpo ha pari probabilita’ di affondare nel bersagio o ridurre il tuo essere in mille frammenti.
